La Puglia resta la principale regione di produzione di olio extravergine di oliva, con 87 milioni di chili, nonostante il calo del 58% così come ha riportato un’analisi condotta in questi giorni da Coldiretti Italia. “La Calabria, al secondo posto per produzione, registra 47 milioni di chili e una riduzione del 34%. Sul gradino più basso del podio c’è la Sicilia, dove il taglio è del 25%, per una produzione di 39 milioni di chili, mentre in Campania il raccolto è di 11,5 milioni di chili, – 30%.

“Il rischio per i consumatori – denuncia l’associazione – è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione, si trovi del prodotto straniero  favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile. Sulle confezioni – rimarca la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte ‘miscele di oli di oliva comunitari’, ‘miscele di oli di oliva non comunitari’ o ‘miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari’ obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Il consiglio di Coldiretti è diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli”.

In ogni caso, nonostante gli effetti più pesanti del cambiamento climatico, l’olio extravergine di oliva resta il prodotto made in Italy più ricercato in assoluto. E lo dimostrano le richieste in crescita dei nostri consumatori nel mondo.

Share this post

About REDAZIONE